TRE D - DIO DONNE DIVERSITA


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TRE D - DIO DONNE DIVERSITA

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Scheda del libro

Titolo: TRE D – D(io) Donne Diversità – Alice esiste davvero

Autore: Umile Bentivedo

Collana: Chatila

N. Pagine:  76

ISBN: 978-88-98435-97-5 (II Edizione)

Prezzo di copertina: € 5,00

 

Introduzione al volume:

Far crescere la voce della coscienza poetica per rinnovare la cultura e la società. L’interesse verso la poesia mette a nudo la sensibilità d’animo di questo bravo Autore che, con i suoi sofferti interrogativi esistenziali, intreccia impegno lavorativo e intuizione creativa, collocandosi all’interno del tracciato d’impegno diffuso da parte del Movimento della Poesia Esistenziale.

In quest’appassionata Silloge di Poesie “Tre D: D(io) Donne Diversità” Bentivedo ripercorre alcuni grandi temi che hanno accompagnato e accompagnano la storia dell’uomo e che continuano a coinvolgere le profondità dell’animo sinceramente interessato ad approfondire la ricerca sui grandi valori dell’esistenza.

“Per amare bisogna volare” dice il poeta, per poi subito dopo, con maggiore coscienza, esclamare “non ho le ali” e, quindi, entrare nello sconforto, ma anche nella consapevolezza, che è necessario e urgente costruirsele, se si vuol offrire il proprio fattivo contributo alla Vita, soprattutto negli aspetti relazionali, comunicativi e del rapporto di coppia, ovvero con la donna, presa come elemento simbolico per esprimere le proprie idee sull’importanza di sostenere e perseguire l’incontro tra parti contrapposte, conflittuali o anche apparentemente inconciliabili, al fine di poter pervenire ad un’armonia personale e sociale. Ecco perché verso la donna usa parole dure: “Le donne amano i miti”, egli dice, “amano i vincenti”, col risvolto di alimentare il senso di solitudine “in un mondo di paura, ostile”.

Anche la diversità, come la donna, ha ricevuto, nel corso della storia, solo esclusione, opposizione, discriminazione e ogni forma di negazione al diritto di espressione, tanto da imporre oggi la necessità di far emergere prospettive nuove, se si vuol andare oltre i luoghi comuni: “La carrozzella di acciaio lucido può essere anche una storia squallida”, dice il poeta, quando “la borraccia della vita è vuota” e la solitudine diventa “dura da sopportare”.

Questo ci dà il senso della volontà dell’Autore di affrontare e confrontarsi apertamente, con serietà e impegno, rispetto alle tematiche proposte e sinteticamente espresse con la lettera “D”: la Donna, perché non faccia solo sognare, rimanendo irraggiungibile, ma inizi a riconoscere la portata del suo ruolo sociale e culturale, ovvero del potere che agisce con la sua presenza; Dio, ovvero il ruolo che gioca la religione nella vita delle persone e relativo rapporto con la spiritualità, per come spesso fuoriesce proprio da situazioni difficili e dalla sofferenza, mantenendo la fatica ad ottenere conferma dall’attualità dei fatti della vita; Diversità, soprattutto nella condizione della disabilità fisica, direttamente vissuta dall’Autore, e l’esclusione che continua a vivere il “diverso”, la persona con handicap, l’emarginato, additati sempre dalla società come incapaci e inutili alla vita.

Con questi temi, forti e attuali, è urgente confrontarsi e prendere posizione. Ecco allora un libro che assume anche valore di testimonianza e di denuncia, nei confronti di una società a dir poco distratta e per nulla disponibile nei confronti del cosiddetto “diverso”, che si configura come aggressione e disimpegno verso la Vita stessa, che fa esclamare al Poeta, con amarezza e rimprovero, per una giustizia umana assente e una verità per lo più occultata, “Dio è orbo dell’occhio sinistro; Dio si è perso nelle galassie”.

Dinanzi a una realtà lontana dall’umanità partecipativa verso i propri simili, una realtà offerta in tutta la sua crudezza, non può che subentrare lo sconforto e lo scoraggiamento, con un successivo ripiegamento, dettato dall’imposizione del potere, su se stessi e chiusi nelle proprie difficoltà, senza alcuna apertura di sostegno, senza aiuto, né amore. A questo punto, dice Bentivedo, “le amnesie diventano l’ancora di salvataggio/la vita non vale niente/ sarà sempre vuota” con l’unica prospettiva del “pazzo” che “riempie le giornate/giocando con le miopie della gente”, nel mentre lo spazio, il tempo non può che essere pieno di droga, alcool, illusioni.

Sembra una poetica negativa, che si ferma a far emergere la denuncia, senza offrire risposte, né soluzioni, ma in realtà il poeta utilizza questi segnali di degrado umano e di forte conflittualità sociale, proprio per porre in rilievo la necessità urgente di cambiare, su scala mondiale, direzione nei rapporti comunitari e rispetto ad una società che non coltiva né favorisce l’interdipendenza culturale e non risponde alle nuove richieste di personalizzazione, integrazione e inclusione, per poi riaffermare la riconferma dell’impegno nel riprendere il dialogo con il principio guida che vuole anzitutto il bene evolutivo dell’Uomo e della Vita ( “...il drogato cerca una via d’uscita/ le acque del fiume e il volo degli uccelli acquatici/ riportano alla natura Dio… (…)/ la diversità permette solo di amare …”). Partendo dalla denuncia e dalla condanna di ogni forma di isolamento e della solitudine, il Poeta avvia un processo di riscatto e di cambiamento che raggiunge la coscienza, nella prospettiva di attualizzare nuove forme di comportamento idonee a mutare il rapporto con le “Tre D”, affinché le Donne non continuino ad essere solo “amori maledetti” e la Diversità e Dio motivo di discriminazione e esclusione..

La Storia e la Memoria possono, quindi, riacquistare il loro giusto posto nel sostegno dell’aiuto personale e nella salvaguardia culturale della civiltà, perché si continui a portare avanti le conquiste operate in campi così fondamentali, come appunto quelli affrontati da Umile Bentivedo nella sua opera delle “Tre D”. Soprattutto le conquiste operate in fatto di diversità (“…capisco adesso i canti greci...”; “…dalla finestra si intravede un mondo spartano …”), così che sia possibile guardare e vedere bene, per poi colpire giusto e non nel mucchio, e con la maturità intuitiva che identifica la vera prigione proprio con “la mente della pseudo cultura”.

A questo punto più che chiedersi se “Dio esiste?”, con rinnovata coscienza poetica Bentivedo, riportandosi a se stesso, si chiede “Io esisto?”. E lo fa con lo slancio di chi vuol offrire tutto il suo contributo alla costruzione di un uomo nuovo all’interno di una cultura diversa, che sappia portare avanti il valore inclusivo del Noi e in uno stato di benessere e di giustizia sociale, dove “la maschera vincente” della morte “che abita negli angoli/dove si consuma la vita” venga definitivamente sconfitta e sostituita dal vero viso, fatto di verità e innocenza.

La “favola”, dunque, è ancora possibile: “Alice esiste davvero”, ci dice il poeta, e il paese delle meraviglie può continuare ad essere sognato. È possibile cioè sognare, riconnettersi con l’energia cosmica del Mito e della Spiritualità, nella fiducia della parola, della poesia piena e degna, che diventa rivoluzione, da cui trarre insegnamento per condurre un’esistenza vissuta in armonia e amore, in una conseguita condizione di pace “Dove si nasce, dove si muore, dove si rinasce”. (Pasquale Montalto)

Biografia dell’Autore:

Umile Bentivedo, nato nel 1959, non è uno scrittore convinto di poter trovare il successo, ma vuole mandare dei messaggi… “un malato, forse, di cuore”.

Disabile, ma non diverso se non nella

fragile sensibilità che distingue i sognatori, disabile fisico, un disperso della sinistra… senza tessera di partito in tasca,

ama scrivere, con esperienze su riviste e quotidiani locali, un uomo libero…

Maestro elementare e di scuola materna, educatore, assistente sociale, iscritto

all’Albo Regionale degli Assistenti Sociali sezione A, sognatore, impiegato pubblico. Cattolico con una vertenza sindacale con D(io) del piano di sopra. 

Autore di Oblò di vita quotidiana, Edizioni “Cultura Duemila”, Ragusa, 1991.

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