I frutti del cuore


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Scheda del libro

Titolo: I frutti del cuore -  Immagini poetiche e visioni di anziani nell’Arte –

Autore: Adriana De Gaudio

Genere: Arte e Società

Pagine: 90 con immagini

ISBN: 978-88-98435-91-3

Prezzo: € 10,00

 

Presentazione dell’opera:

L’ultimo lavoro di Adriana De Gaudio esula dai canoni consueti della produzione letteraria a noi familiare. Difatti si compone di tre parti: la prima, drammatica, composta di tre quadri, riproducenti la condizione dolorosa degli anziani; la seconda, lirica, composta di versi che riconosco come i più affini alla natura dell’Autrice, di cui  più volte ho sottolineato la prevalente attitudine poetica; e l’ultima, assai originale, che esamina nel corso dei secoli la rappresentazione artistica della vecchiaia, tema difficile ed evitato per lo più dagli artisti, soprattutto in alcune epoche.

I tre quadri hanno forma drammatica, nel senso che sono rappresentazioni condotte attraverso il dialogo fra personaggi che in realtà sono personificazioni del pensiero dell’Autrice, e della sua riflessione dolorosa sulla condizione dei vecchi.

[…]

I versi successivi, più vicini alla temperie spirituale dell’Autrice, hanno il carattere epigrafico della poesia, capace di racchiudere in brevi aforismi il senso della vita e della morte.

[…]

Infine, la parte più propriamente legata all’attività professionale di critica d’arte dell’Autrice, è quella nella quale Ella affronta la rappresentazione della vecchiezza nell’arte figurativa attraverso i secoli.

L’arte greca, fortemente improntata alla visione platonica della bellezza ideale, rifuggiva naturalmente dalla rappresentazione mimetica della realtà. Il bello è l’apparenza sensibile del bene; pertanto, la rappresentazione della realtà deve rifuggire da tutto ciò che è brutto, è deforme,  è patologico, è deturpato dagli anni. L’Autrice  cita qualche raro caso di rappresentazione della vecchiaia  nell’arte greca,  che è però ripresa in modo nobile e  dignitoso, anch’essa idealizzata e decorosa, assai diversa dalla  condizione  reale degli anziani.

È più l’età ellenistica, assai più vicina alla dimensione reale della vita, a rappresentare anche la deformità e la vecchiezza, così come l’arte romana, particolarmente esperta nella ritrattistica e  nella riproduzione delle carat-teristiche fisiche dei soggetti rappresentati ed anche l’arte etrusca, la cui ritrattistica soprattutto cineraria, riproduce i tratti reali dei protagonisti immortalati per l’eternità  nei loro caratteri distintivi.

L’excursus dell’Autrice si dipana poi attraverso l’arte medievale, la trasfigurazione giottesca, e poi giù giù attraverso i sommi dell’Umanesimo e del Rinascimento, le cui bellissime opere conciliano la tendenza alla idealizzazione con l’attenzione umanissima alle caratteristiche personali, e con l’attenzione quasi scientifica ai mutamenti anche fisici dell’anatomia umana. Donatello, Bellini, Leonardo Da Vinci, la Pietà Rondanini di Michelangelo, riproducono una vecchiezza nobile, ma che non ignora i segni della sofferenza.

Saranno però Tiziano, Veronese, Giorgione, a mostrare i guasti che la vecchiaia provoca sui tratti fisici, mostrando in  qualche  caso  persino effetti ripugnanti, come nel caso dei laidi vecchioni che spiano la perfetta nudità della fanciulla Susanna.

Infine, all’impressionismo ed al naturalismo il compito di riprodurre la vecchiezza in quel che essa ha di esteticamente sgradevole, mentre alla rappresentazione di Goya, in una visione tragica e pre-espressionista,  ci consegna l’immagine di vecchi quasi mostruosi, con una amplificazione dei difetti che si trasformano in simboli deformi dei vizi umani.

Ma è nell’espressionismo di Munch, in un autoritratto in fin di vita, che l’Autrice coglie la disperazione di chi ascolta gli ultimi rintocchi della pendola del vivere quotidiano, lasciando per sempre l’amore, la bellezza, la speranza. La vecchiaia è dunque disperazione ed anticamera della morte.

L’autoritratto di Andrea Alfano nella vecchiaia, con il teschio in mano, è particolarmente caro al cuore dell’Autrice, alla quale si devono gli studi più ricchi ed esaustivi sul pittore castrovillarese; anche in questo caso, Adriana coglie la grande drammaticità di una rappresentazione di contrapposizione tra la vita, sia pure giunta al suo termine, e la morte, che è fine di tutto, dell’arte, dei sentimenti, delle sensazioni. Eppure, per l’Autrice, la fede attenua e redime  il sentimento dell’assoluta inutilità che la vita avrebbe, se non vi fosse la possibilità di una continuazione, nella quale i credenti sperano, redimendo l’effimero con il sentimento dell’eternità. (Prof.ssa Donatella Laudadio)

 

Biografia dell’Autrice:

Adriana De Gaudio è nata in Calabria, a Francavilla Marittima. Laureata in Lettere, ha insegnato Storia dell’Arte. Collabora a riviste culturali e a giornali con scritti d’arte.

In poesia ha pubblicato: Fiori nel deserto, 1964; Controfigura, 1972; Ancora no, 1982; Alla ricerca d’Euridice, 1986; Albero di Barlaam: silloge di poesie inedite, inserita nell’antologia Le Maschere Invarianti ( Genesi Editrice); Primo Quarto di Luna, 1992; La tua voce nel silenzio, 1996; La memoria dissepolta, 1998; L’Albero e la sua Foglia, 2000; Virgola di luce, 2004; Ritratti in bianco e nero, 2007; Trittico della vita, 2009; Verso l’altra riva, 2015.In prosa ha pubblicato: Oltre quel muro, 1980; Andrea Alfano, 1980; Radiodramma (2° prog. Rai); L’ultimo volo dell’aquilone, 1982; Un progetto poetico per la donna nell’Arte, 1991; Donne Bibliche nell’Arte: un’interpretazione poetica, 2004; La Primavera nell’Arte, 2006; Petali in poesia, 2006; Gesù Cristo, Fascino e follia dell’Amore - coautore C. Scaravaglione, 2010; La Misericordia che dipinge il mondo..., 2016.

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