Pena Capitale


Pena Capitale

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Titolo: Pena Capitale

Autore: Giulia Brentali

ISBN: 978-88-98435

Prezzo: € 12,00

Collana: Happy Writers

Non è mai cosa semplice scrivere la presentazione di un nuovo romanzo. Gli elementi che entrano in gioco sono molteplici; mentre, si richiede brevità e concisione. L’operazione diventa ancora più difficile quando nelle mani si ha il romanzo di una giovanissima Autrice che non ha nulla da invidiare, nell’arte dello scrivere, ad Autori “maturi” per numero di opere pubblicate. Pertanto, conscia del fatto che un libro si può solo leggere e non spiegare, se non fornendo delle piccole chiavi di lettura, cercherò di raccontarvi le sensazioni e le emozioni che mi ha regalato lo scritto di Giulia Brentali. Nello specifico, con Pena Capitale, le chiavi di lettura possono essere tante quante sono gli argomenti affrontati e romanzati nell’opera. Dalle gang di giovani nelle città, alla sistema scuola, al senso di responsabilità delle famiglie verso i figli, allo Stato con le sue leggi, al sistema di welfare state, fino al discorso delle responsabilità civili all’interno delle nostre moderne società. Pena Capitale non è un romanzo “passatempo”. E’ la storia di noi tutti. Si tratta di un’opera molto intensa che ha la capacità di far vivere al lettore, in prima persona, le emozioni di ogni evento raccontato fino ad arrrivare a sentire l’odore cattivo dei cibi preparati e consumati nel refettorio/scuola e quello stantio e rancido di una biblioteca umida e impolverata; nonchè riuscire a immaginare le espressioni sul viso o negli occhi di quei ragazzi che ribellandosi alla sistema/società si trovano all’interno di una struttura preposta alla normalizzazione del “branco” secondo le leggi della società/Stato. Ed ecco, che il tutto diventa la nostra storia. Ampliamo il nostro campo visivo, oltrepassiamo il muro che separa il particolare dall’universale: dalla scuola/caserma, dove è costretto a vivere il gruppo di ragazzi del romanzo, alla città/gabbia delle nostre moderne città, il passaggio è scontato. Basta arrivare all’ultima pagina chiudere il libro e chiedersi chi sono quei ragazzi, chi è Charlié Foster e che cos’è l’Istituto Ariston?

Il mio augurio è che per tutti voi lettori Pena Capitale possa essere un romanzo da leggere e rileggere anche a distanza di tempo e trovare, come è capitato a me, sempre nuove e attuali chiavi di lettura. Invece, l’augurio per Giulia Brentali è di risucire sempre a essere non solo una persona interessante ma un’Autrice di spessore, mai scontata.

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