Amira


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Titolo: Amira

Autore: Mario Iaquinta

Collana: L’urlo nel silenzio

Genere: Romanzo

ISBN: 9788898435630

N. Pagine: 342

Prezzo: € 12,00

Presentazione del romanzo:

Amira tra scelte, ideali e contraddizioni di una generazione "irripetibile"

(dalla Postfazione di Maurizio Alfano)

 

Quello che nell’immediato appare, seguendo il percorso della protagonista del romanzo, è il sentirsi coinvolti nel dovere prendere le parti, meglio in dovere di. Già, perché lo scontro in atto nei territori libanesi, palestinesi implica ieri, come adesso, prendere le parti, e armarsi poi, ideologicamente e sentimentalmente per sostenere il ritmo incalzante anche dello scontro mai domo di un amore che in quel conflitto vero, fatto di armi, proteste, cortei e manifestazioni prende e in maniera manifesta possesso del corpo e dell’anima dell’autore. Dagli anni di piombo, così saranno ingiustamente soprattutto ricordati quegli anni, al contrario periodo irripetibile per la sua passione politica che traspare anche dal sudario delle emozioni che si dipanano dentro le contraddizioni di una generazione politicamente impegnata nella Firenze universitaria e rivoluzionaria a quelli di piombo fuso. Ovvero fino a quel periodo a noi prossimo che marca lo spazio-tempo dentro il quale si consuma una metamorfosi culturale nel nostro Paese che questo racconto svela e porta alla luce anche suo malgrado.

[…]

Uno sguardo però, quello dell’autore per Amira, per il contesto che vive, che lo circonda e che a tratti lo assedia abituato alla nudità non solo fisica delle proprie risorse, ma come spiega il suo amico Antonio necessaria a vedere la cosa giusta e nella giusta prospettiva. Era è rimane dunque, sempre, nella continua ricontestualizzazione che il romanzo ci impone una questione di prospettiva, ovvero del mondo e di quella scenografia ideale che ognuno di noi vorrebbe parteciparne scrivendone un pezzo, una pagina, magari, dove la bellezza può vivere senza vergogna mentre la vergogna impera e resiste, rigenerandosi come parassita nell’occupazione delle terre altrui, delle menti altrui di meno, ma giammai del cuore altrui. È lui il primo ribelle, il primo guerrigliero che con lucidità impressionante infatti Amira schiera in campo per resistere agli israeliani di ogni tempo. È a lui, anche se non lo riconosce mai nella sua reale portata che l’autore abdica dolcemente mentre infuria la durezza della ragion di stato, o non è forse tale anche la nostra ragione ideale quando chiede affermazione e liberazione da raggiungere entrambe costi quel che costi per affrancarci dall’oppressione. O non è tale forse anche in amore? 

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